Per affrontare un problema bisogna riconoscerlo e conoscerlo. Abbiamo chiesto all’Assessore Riboldi un incontro congiunto - al quale si è sempre sottratto - con il suo collega di giunta, l’Assessore Marrone, per affrontare in modo integrato sanità e non autosufficienza.

La direzione regionale alla sanità dimostra, con scelte quotidiane, che occuparsi delle condizioni degli anziani e delle loro famiglie non è una priorità. Si nasconde dietro dietro l’assenza di risorse e, nel frattempo, aumentano i bisogni, crescono le liste d’attesa.

Personale sottostimato (calcolato con standard del 2012 a fronte di bisogni sanitari che sono diventati più complessi) non riesce a farsi carico delle esigenze degli ospiti. Con il Covid sono stati inseriti operatori non formati che continuano ad operare in proroga.

Non si trovano più OSS che vogliano lavorare nelle rsa per i carichi di lavoro pesanti e le basse retribuzioni.

Le famiglie si sono fatte - e si fanno carico - elle persone anziane, sostenendole a domicilio o facendo ricorso ai risparmi di una vita.

Le donne lasciano il lavoro, per occuparsi dei propri cari.

Un quadro desolante, che ci parla di una società incapace di fare i conti con un cambiamento demografico profondo, che tratta il tema dell’invecchiamento come un’emergenza e non come una trasformazione da affrontare con politiche pubbliche adeguate.

Una società che pensa alla vecchiaia come una stagione di restrizione dei diritti e delle opportunità.

E invece dovrebbe dare un senso alla longevità, restituire cittadinanza.

Per questo sono inaccettabili le parole dell’assessore Riboldi.

Perché confonde anche in questo caso la propaganda con la realtà.

Occuparsi sul serio della costruzione di un sistema equo di presa in carico delle persone non autosufficienti comporta la consapevolezza che creare le condizioni perché ciascuna e ciascuno possa scegliere se restare a domicilio o andare in una struttura è un fatto di civiltà. Ma non solo, perché rappresenta anche anche un motore per l’economia: la cura, prendersi cura, è un valore che può rappresentare occasione di buona occupazione, se si sceglie di investire anche in questo settore.

Come sindacato dei pensionati non solo continueremo a chiedere alla regione di affrontare seriamente il problema, aprendo un vero confronto con noi, gli enti gestori e le associazioni che si occupano di questi temi.

Siamo impegnati ogni giorno in molte strutture per raccogliere testimonianze, supportare nelle difficoltà burocratiche, attivare le denunce. Lavoriamo per portare un po’ di sollievo, restituendo il senso di comunità e di rispetto, dovuto ad ogni persona in ogni fase della sua vita.

Enrica Valfrè

Segretaria Generale SPI CGIL Piemonte