Prende il via oggi la nostra campagna regionale per permettere a cittadine e cittadini del Piemonte di veder riconosciuto un diritto previsto dalla legge: l'erogazione della quota sanitaria per chi si trova nelle RSA.
 
I numeri parlano chiaro: ad oggi in Piemonte ci sono più di 12.000 persone in lista d'attesa per un posto in RSA, di cui oltre 4.200 con classificazione urgente/non urgente. Questi ultimi sono coloro i quali si trovano a dover pagare la retta totale per le RSA e a cui non viene garantita la quota sanitaria, che corrisponde al 50% di quella spesa.
 
Un peso importante per tante persone non autosufficienti e per le loro famiglie, che ancora troppo spesso si trovano quotidianamente a dover fare sacrifici economici e scelte di vita obbligate.
 

“Il Piemonte è una regione molto anziana, che sta invecchiando velocemente”, sottolinea Giorgio Airaudo. “È una regione che ha un problema legato al reddito medio che sta calando, e che, come tutte le altre regioni italiane, deve fare i conti con salari che non sono sufficienti a recuperare il potere d’acquisto perso a causa dell’inflazione. Un’inflazione che, secondo noi, è aggravata anche da scelte sbagliate nelle politiche governative e che incide pesantemente sui salari. Il diritto all’assistenza delle persone non autosufficienti è garantito dalla Costituzione e dalle leggi di questo Paese. Non pensiamo che i bilanci debbano sopravanzare la Costituzione e la legge: non può essere quindi il bilancio a stabilire che un diritto non è esigibile.” .

“In soli 10 mesi, da settembre 2025 a giugno 2026 – ha ricordato Luca Quagliotti, Segretario CGIL Piemonte con delega alla sanità - le persone che attendono un posto in RSA sono passate da circa 9.000 a più di 12.000. Di questi il 7,7% (892 persone) sono considerati urgenti, mentre il 28,6% non urgenti (3.325 persone) ed il 63,70% differibii (7.399 persone). A queste bisogna inoltre aggiungere altre 2.500 persone, circa, che sono già ricoverate nelle RSA ma che non hanno richiesto una valutazione all’Unità di Valutazione Geriatrica (UVG), e quindi non rientrano nelle liste d’attesa”.

“Da tempo ai nostri sportelli – ha spiegato Giovanni Prezioso per la Federconsumatori - si rivolgono persone con genitori ricoverati in Rsa che per pagare le rette si sono venduti i beni di famiglia, oppure sono obbligati a rivolgersi alle finanziarie. È un problema sociale enorme”. 

Se hai o hai avuto un caso simile, contatta la struttura CGIL o Federconsumatori a te più vicina!