Il Comitato piemontese per il Diritto alla Tutela e della Salute e alle Cure torna in piazza dopo 3 anni esatti dalla prima mobilitazione a difesa della sanità pubblica regionale, che aveva coinvolto migliaia di persone dal mondo degli ordini professionali, dell’associazionismo, della cittadinanza attiva e della società civile.
L’appuntamento è per sabato 23 maggio, alle ore 14.00, davanti al Grattacielo della Regione Piemonte, da dove partirà il corteo che arriverà in Piazza Carducci, di fianco alle Molinette, il più grande presidio sanitario d’Italia, uno dei più grandi in Europa.
Oggi, nella sede dell’ANAAO, il Comitato ha tenuto la conferenza stampa, presenti il Segretario Generale CGIL Piemonte Giorgio Airaudo, la Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte, Chiara Rivetti, il Presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Torino, Guido Giustetto e i rappresentanti degli ordini professionali, dell’associazionismo, della cittadinanza attiva e della società civile che compongono il Comitato.
Al centro della protesta, le criticità del sistema sanitario piemontese: ritardi nell’attuazione del PNRR, carenza di personale, aumento delle liste d’attesa, crescita della spesa privata delle famiglie e rischio di privatizzazione dei servizi territoriali.
I dati forniti durante la conferenza stampa parlano di 82 Case di Comunità previste dal PNRR, delle quali solo 69 saranno completate entro i termini utili per accedere ai finanziamenti, mentre meno della metà sarà realmente operativa. Le strutture non garantiranno l’apertura, prevista inizialmente “24 ore su 24 e 7 giorni su 7”, ma funzioneranno prevalentemente dalle 8 alle 20 nei giorni feriali, con l’apertura di una sola struttura per distretto il sabato, la domenica e nei festivi.
Criticità analoghe riguardano gli Ospedali di Comunità: dei 27 previsti, soltanto 17 saranno completati entro giugno, mentre gli altri slitteranno oltre il 2026. Inoltre, c’è il rischio che alcune strutture vengano affidate a soggetti privati, a partire da tre ospedali torinesi, uno nel cuneese e uno nel verbano.
Sul fronte del personale sanitario, i dati parlano di una carenza superiore alle 10.000 unità tra medici, infermieri e OSS. Tra il 2023 e il 2024 sono stati assunti soltanto 80 infermieri in tutta la regione e un solo tecnico di radiologia, mentre lo SPRESAL ha perso 25 ispettori.
Pesante anche il quadro dell’assistenza sociosanitaria: risultano 9.000 persone in attesa di convenzione RSA e 15.000 in attesa di assistenza domiciliare. Secondo i dati della Fondazione Gimbe citati durante l’incontro, sono invece 352.000 i piemontesi che hanno rinunciato alle cure, con un aumento del 47% tra il 2023 e il 2024.
“Pensiamo che la Regione non abbia difeso la sanità pubblica in questi tre anni e che oggi tocchi nuovamente ai cittadini difenderla direttamente”, ha dichiarato Giorgio Airaudo, segretario generale CGIL Piemonte, spiegando il significato politico e simbolico della manifestazione del 23 maggio. “Per questo partiremo dal Grattacielo della Regione e arriveremo alle Molinette: vogliamo abbracciare simbolicamente il più grande presidio sanitario del Piemonte e uno dei più grandi d’Europa, perché lì si rappresenta l’idea stessa di sanità pubblica che vogliamo salvaguardare”.
Airaudo ha ricordato come il Comitato sia nato tre anni fa da una grande mobilitazione che aveva coinvolto migliaia di persone tra operatori sanitari, associazioni e cittadini: “Da allora abbiamo aperto confronti istituzionali, promosso tavoli di discussione e persino un referendum regionale. Qualche risultato era arrivato, soprattutto nel periodo immediatamente successivo al Covid, ma oggi registriamo un netto peggioramento”.
Airaudo ha denunciato anche il rischio di depotenziamento dell’assistenza territoriale: “Per aprire queste strutture si stanno spostando infermieri dall’assistenza domiciliare e dai servizi territoriali. È il classico gioco delle tre carte: si prendono risorse da un settore già fragile per coprirne un altro, lasciando comunque scoperti i bisogni delle persone più vulnerabili”.
Critiche molto dure anche sugli ospedali di Comunità e sul possibile coinvolgimento di soggetti privati nella loro gestione: “Siamo molto preoccupati perché vediamo prendere forma un modello che assomiglia a quello già sperimentato con le RSA. Si parte con affidamenti temporanei ai privati e poi non si torna più indietro. Se gli Ospedali di Comunità finanziati con soldi pubblici vengono affidati a gestori esterni, allora significa che si sta privatizzando la sanità territoriale piemontese”.
“Restano aperti gli enormi problemi relativi ai consultori, alla medicina di genere e alla salute mentale”, ha ancora evidenziato il segretario della Cgil. Il Piemonte non rispetta il parametro di un consultorio ogni 20mila abitanti, ne mancano 120 e mancano 1.000 professionisti della salute mentale, con i centri che hanno orari di apertura insufficienti.
Infine, Airaudo ha concluso rilanciando il senso della mobilitazione: “Questa manifestazione non è soltanto una protesta, ma un richiamo forte alla politica regionale. Pensiamo che con la seconda giunta Cirio si sia aggravato un processo di arretramento della sanità pubblica. L’occasione storica del PNRR, che avrebbe dovuto rafforzare il sistema pubblico, la prevenzione e la medicina territoriale, rischia invece di trasformarsi in un’accelerazione della privatizzazione. Noi contestiamo apertamente questa impostazione e chiediamo che la sanità pubblica piemontese venga difesa e rilanciata”.
Nel suo intervento, Chiara Rivetti ha sottolineato il valore unitario della mobilitazione: “Tre anni fa questa marcia è riuscita a unire medici ospedalieri, medici di famiglia, infermieri, OSS, tecnici, associazioni di pazienti e semplici cittadini. È stato un esperimento importante, nato da un disagio reale che oggi è ancora più forte”. Rivetti ha posto l’accento soprattutto sulle difficoltà economiche delle famiglie: “Una persona su dieci rinuncia alle cure. Questo significa che molte persone devono scegliere se curarsi o arrivare a fine mese. È un dato gravissimo, che racconta un sistema sempre meno universale”.
La segretaria regionale Anaao ha richiamato anche il tema della cosiddetta “tossicità finanziaria” per i pazienti oncologici: “Anche chi dovrebbe essere esente dal pagamento delle cure spesso sostiene spese importanti per visite, farmaci, trasporti o prestazioni private necessarie a causa delle liste d’attesa. La povertà diventa così un ulteriore fattore di rischio per la salute”. Secondo Rivetti, sta crescendo anche il ricorso alla sanità integrativa e alle assicurazioni private: “Ormai un italiano su tre ha una forma di copertura assicurativa sanitaria, ma questo rischia di ampliare ulteriormente le disuguaglianze, perché può permettersela solo chi ha un lavoro stabile o sufficienti risorse economiche”.
Guido Giustetto, presidente dell’Ordine dei Medici di Torino, ha invece concentrato il proprio intervento sulle condizioni di lavoro dei professionisti sanitari e sulla crisi della medicina territoriale. “Il problema non è che in Italia manchino i medici. I medici ci sono, ma non sono messi nelle condizioni di lavorare bene e appena possono lasciano il Servizio sanitario nazionale o scelgono altre strade. La professione soffre un crescente carico burocratico e organizzativo. I nuovi medici si trovano immediatamente sommersi da 1.500 pazienti, senza il tempo necessario per costruire un rapporto di cura adeguato. Questo genera una forte sofferenza professionale e morale”.
Il presidente dell’Ordine ha inoltre denunciato una situazione di “totale confusione” sulla riorganizzazione della medicina territoriale e sul ruolo futuro delle Case di Comunità: “Oggi molti medici non sanno concretamente quale sarà il loro lavoro dentro queste strutture. Manca una ‘governance’ chiara del sistema sanitario regionale”. Giustetto ha infine ribadito il tema della qualità della cura: “Dobbiamo difendere il tempo della cura contro il tempo dell’abbandono e della frettolosità. Senza tempo per ascoltare e prendere davvero in carico i pazienti, aumenta anche il rischio di inappropriatezza e di medicina difensiva”.