Con molto piacere porgo il benvenuto a tutti i partecipanti a questo importante convegno ed in particolare ai relatori che interverranno in questi due giorni.

Ringrazio la CGIL Nazionale e la Fondazione Friederich EBERT che hanno voluto coinvolgere la CGIL Regionale Piemonte nella sua organizzazione, scegliendo Torino come sede di svolgimento.

Una scelta non casuale perché il Piemonte è una regione industrializzata con una presenza molto ampia dei settori manifatturieri e Torino secondo una recente ricerca del CENSIS è al primo posto tra le città italiane per dimensione dell'industria manifatturiera, grandezza basata su tre differenti indicatori: la vocazione manifatturiera (la percentuale di addetti sul totale, il numero di imprese rispetto agli abitanti, il numero di imprese manifatturiere sul totale); la vitalità manifatturiera (le iscrizioni di imprese rispetto agli abitanti e al totale delle imprese attive) e la concentrazione manifatturiera (le quote percentuali di imprese e addetti nel comune capoluogo rispetto alla provincia).

Tutto questo nonostante la enorme riduzione degli occupati e della produzione di auto avvenuta alla FIAT oggi FCA. Torino non è più "la città fabbrica" ma "una città che fabbrica". E’ anche una bella città che offre molta qualità architettonica culturale ma anche culinaria e quindi mi auguro che la possiate apprezzare. Se non ci riuscite in questi giorni programmando una prossima visita.

Il Piemonte è una delle Regioni europee più industrializzate ma è anche la Regione nella quale in questi anni il PIL è diminuito del 12% rispetto al 2007, un terzo in più della media italiana e nello stesso periodo la produzione manifatturiera è calata di 10 punti. (Dati Banca d'Italia)

L’occupazione si è ridotta portando la disoccupazione al 10% nel 2015, percentuale che se disaggregata per fasce di età diventa il 38.1% da 15 a 24 anni il 15,7% tra 25 e 34 anni, il 6,8% oltre i 35 anni evidenziando quindi il problema della disoccupazione giovanile.

Anche per questi motivi tutte le potenzialità che si hanno vanno colte e favorite: dalla cultura alla capacità industriale, dalle professionalità alle competenze tecniche, dalla presenza di una Università di eccellenza a quella di un Politecnico che è punto di riferimento per la sua qualità e le competenze che esprime a livello nazionale ed internazionale, fino alle potenzialità che può dare il forte e consolidato sistema bancario.

Ed un ruolo importante hanno anche le politiche pubbliche nazionali e regionali e l'utilizzo dei finanziamenti europei.

Finanziamenti rivolti all'estensione della banda ultralarga anche nei territori e nelle aree marginali, sapendo che non abbiamo ancora una copertura completa della banda larga in aree non marginali.

Altri interventi sono quelli rivolti alle piattaforme tecnologiche, che la Giunta regionale piemontese ha deciso la scorsa settimana, con una dotazione di 100 milioni di euro derivanti dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Le aree scientifiche e tecnologiche individuate sono l’aerospazio, l’automotive, la chimica verde, la meccatronica, la salute, l’agroalimentare e il tessile.

Le piattaforme sono un sistema integrato, coordinato e organico di azioni di ricerca industriale e sviluppo sperimentale che prevedano la partecipazione congiunta di molti soggetti a partire dalle imprese di diversa dimensione e dagli organismi di ricerca. Investimenti pubblici efficaci se accompagnati dagli indispensabili investimenti privati.  Come sindacato siamo consapevoli  che i cambiamenti insiti nella digitalizzazione e il modo in cui avverranno condizioneranno la qualità del lavoro. Negli ultimi due secoli le rivoluzioni industriali hanno determinato i maggiori cambiamenti nella civiltà e hanno comportato la crescita ed il miglioramento nelle condizioni di lavoro e di vita delle persone.  Miglioramenti strettamente legati anche al rafforzamento del ruolo delle organizzazioni sindacali e dei diritti dei lavoratori. Oggi viviamo un periodo molto incerto, insicuro, in cui le paure andrebbero gestite con intelligenza e lungimiranza e non cavalcate come fa una gran parte della politica in Italia ed in Europa. Tra le principali paure che abbiamo vi è quella che i nostri figli vivino una vita peggiore di quella vissuta da noi. E questa in Italia non è solo una paura ma sta diventando una realtà.

La “Rivoluzione Evoluzione” di industria 4.0 per parafrasare il titolo del nostro convegno, anche per la velocità con cui si evolve, provoca molta inquietudine. La domanda che ci facciamo è: sarà anche questa come le altre rivoluzioni industriali portatrice di sviluppo e miglioramenti nella nostra vita?

Il convegno potrà aiutarci nel trovare le risposte.

Personalmente credo che il miglioramento ci sarà, se le produzioni intelligenti, se le fabbriche intelligenti, se questa evoluzione digitale sarà guidata da esseri umani intelligenti. Migliorare le condizioni di vita sarà possibile solo se il frutto dell'aumento della produttività e della redditività verrà ridistribuito equamente.

Si affrontano in questa evoluzione tante cose e tra queste:

- I problemi delle nuove professionalità e della riqualificazione  di quelle che brevemente diventeranno obsolete ed i cambiamenti nel sistema di istruzione

- Le nuove forme di lavoro che potranno crearsi senza necessità per i lavoratori di avere un posto fisico preciso in cui operare, forme di lavoro tra il dipendente e   l'indipendente per le quali  individuare tutele, contratti di lavoro, diritti sociali.

- i problemi della sicurezza, la tutela della privacy e del controllo a distanza dei lavoratori.

- Il ruolo in questi cambiamenti della contrattazione aziendale e della codeterminazione

- Le opportunità che le tecnologie creeranno nella medicina e nella cura ed assistenza delle persone e le risorse economiche necessarie per poterne usufruire.

- Il tema del tempo e quindi dei problemi che si pongono per disconnettersi dagli strumenti di lavoro per non essere a disposizione delle imprese 24 ore al giorno.

- La necessità di ridurre l'orario di lavoro per attenuare gli effetti della prevista riduzione dell'occupazione senza una conseguente riduzione del reddito per poter vivere bene il tempo liberato dal lavoro.

Abbiamo festeggiato come CGIL a Giugno di quest'anno l'anniversario della conquista delle 8 ore ottenuta 110 anni fa dalle mondariso a Vercelli.

A quel tempo lo slogan, inventato da due deputati australiani  e assunto da tutto il movimento operaio internazionale  che delineava in maniera chiara l'obiettivo della riduzione dell'orario diceva: " 8 ore per lavorare 8 ore per dormire 8 ore per lo svago e per lo studio".  

Oggi abbiamo bisogno forse di meno slogan e meno propaganda ma, sicuramente abbiamo bisogno di una visione del futuro.

Si devono individuare obiettivi unificanti a livello nazionale ed internazionale per le forze sindacali, politiche ed anche imprenditoriali che ritengono che l'evoluzione delle conoscenza scientifica porti al progresso che può dirsi tale solo se riduce le disuguaglianze e migliora le condizioni di vita e sociali delle persone.

Buon Lavoro

I saluti di

Pier Massimo Pozzi 

Segretario Generale Cgil Piemonte

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