Carrefour: ma quale cambiamento! L’unica ricetta continua a essere il taglio del costo del lavoro!

30 Nov 2021

I fatti smentiscono quanto dichiarato dai vertici aziendali della multinazionale francese.

Carrefour non cambia volto, continua imperterrita a proseguire per la stessa strada, che dal 2011 ad oggi, non solo non ha ottenuto risultati ma ha peggiorato i conti.

Si prosegue con i licenziamenti collettivi (perché così si chiama la procedura ex art.4 legge 223 /91) e con l’esternalizzazione, in franchising, della rete vendita.

 Certo, l’azienda preferisce addolcire la pillola, chiamandole “uscite volontarie incentivate” ma in realtà siamo di fronte all’ennesima cura da cavallo, che non propone investimenti sulla qualità dei prodotti e dei servizi al cliente: semplicemente si pone l’obiettivo di tagliare le perdite agendo sui costi fissi degli immobili e sul costo del lavoro.

Il gruppo GS Carrefour in 10 anni ha ridotto il personale da circa 20.000 a 12. 554 addetti e la nuova procedura aperta il 15 novembre u.s. riguarda – sul piano nazionale – 27 ipermercati, 67 supermercati, 10 cash&carry oltre che tutte e 10 le sedi amministrative.

 La provincia di Torino sarà particolarmente colpita da questi tagli, individuati in 11 ipermercati, 15 supermercati, 8 cash&carry e 3 sedi, per un totale minimo di 170 esuberi.

 Ancora più preoccupante appare la trasformazione avvenuta nella rete vendita del Gruppo francese.

 In questi anni abbiamo assistito da un lato ad una progressiva dismissione della rete vendita diretta, con cessioni o chiusure dei siti ed al ridimensionamento delle superfici vendita e, dall’altro, si è verificato un aumento importante delle cessioni, di molti punti vendita a concessionari in franchising:

 Infatti, oggi a fronte di circa 400 punti vendita diretti, assistiamo all’aumento della rete in franchising, la quale ormai supera le 1.000 unità di punti vendita, con oltre 10.000 dipendenti che hanno diritti, tutele e salario inferiori, rispetto ai 12.550 dipendenti diretti.

 Evidentemente si pensa che comprimere i costi aziendali, scaricando a soggetti terzi sia il costo del lavoro, sia la responsabilità e l’organizzazione dello stesso e delle vendite, sia la strada giusta che – ripetiamo – in 10 anni non ha prodotto alcun risultato.

 Forse se le risorse utilizzate in questi anni per liberarsi dei dipendenti gli incentivi ammontano a circa 30 milioni), fossero stati investiti sui prodotti e sui servizi ai clienti, non saremmo ancora qui a parlare del costo del lavoro e degli esuberi che, in sostanza, sono licenziamenti.

 La FILCAMS CGIL chiede un cambio radicale di indirizzo che preveda un piano di rilancio credibile e sostenibile della rete vendita e dei servizi ai clienti: occorre fermare le terziarizzazioni, sia interne che in franchising, ancor più necessario è un Protocollo sindacale che stabilisca la responsabilità diretta del Gruppo Carrefour sulle condizioni di lavoro e salariali dei dipendenti passati in franchising.

Infine, riteniamo inaccettabili il numero degli esuberi (170 in provincia di Torino) perché questi tagli renderebbero inaccettabili le condizioni di lavoro per gli altri dipendenti.