Cgil-Cisl-Uil Torino: Invisibili sotto gli occhi di tutti: e’ necessario prendere in carico ogni persona, intervenendo su lavoro, salute, casa.

22 Feb 2021

Gli interventi delle Forze dell’ordine dei giorni scorsi nel “salotto di Torino” e le recenti morti di persone senza fissa dimora, indicano come e quanto le attuali politiche di sostegno a coloro che vivono ai margini della società non siano realmente efficaci e costruite sui reali bisogni delle persone e chiamano la necessità di individuare quali azioni, invece, è possibile mettere in campo per determinare un cambiamento concreto delle modalità di presa in carico, di tutela e di prevenzione.

Per Enrica Valfrè, Segretaria Generale Cgil Torino, Domenico Lo Bianco, Segretario Generale Cisl Torino-Canavese e Francesco Lo Grasso, della Segreteria Uil Torino e Piemonte, “il potenziamento della rete di accoglienza e dei servizi a bassa soglia, supportati dal lavoro del terzo settore e del volontariato, non possono – a nostro avviso – esaurire la discussione sul tema delle persone senza fissa dimora.”

L’impatto che la pandemia ha avuto su queste persone, in particolare durante la prima fase, è stato devastante; la chiusura di tantissimi servizi, delle mense, dei bagni pubblici e dei dormitori ha significato, per molti di loro, la perdita di fondamentali punti di riferimento e di sostegno.

Per i tre segretari  “è stata opportuna la scelta del Comune di Torino, durante la seconda fase pandemica, di attivare nuove iniziative per coprire il fabbisogno di accoglienza attraverso l’ampliamento dei posti letto in strutture dedicate, ma riteniamo sbagliato agire con gli sgomberi per una questione di decoro, senza aver approntato una soluzione del problema, senza rispetto delle persone, della storia di accoglienza della nostra città, e soprattutto senza avere una reale conoscenza ed una visione complessiva della situazione.”

Malgrado le difficoltà di conoscere i numeri effettivi delle persone che vivono per strada, gli osservatori delle associazioni di volontariato, che operano nel campo della povertà, confermano che è in aumento il loro numero ed aumenterà nei prossimi anni, complice anche l’emergenza economica acuita da quella sanitaria.

“Le cause di tale aumento sono da ricercare in una combinazione di fattori, quali la perdita del posto di lavoro, la crisi economica che si protrae da tempo e un mercato del lavoro che chiude le porte alle fragilità, l’innalzamento dei costi abitativi, la riduzione della protezione sociale delle fasce deboli della popolazione e la mancanza di adeguate politiche nazionali e territoriali”, sottolineano Valfrè, Lo Bianco e Lo Grasso.

La popolazione dei senza fissa dimora è una realtà eterogenea, composta spesso da persone di età superiore ai 50 anni con patologie croniche derivanti anche da dipendenze, persone con disagio psichico, fisico, migranti, rifugiati. A questi si aggiunge una fascia di persone che non hanno mai voluto entrare nei centri, per via del possesso di un animale, delle dipendenze da alcool o da stupefacenti, inoltre ci sono coloro che hanno subito gravi violenze fisiche e psichiche e vivono in una condizione di paura e profonda sfiducia.

Un disagio complesso fatto di storie di deprivazioni e sofferenza che viene considerato ancora invisibile, pur essendo sotto gli occhi di tutti.

Per i tre segretari “non è più rimandabile l’apertura di un tavolo di confronto con il Comune di Torino per mettere al centro l’individuazione di politiche di sostegno che, oltre l’accoglienza, siano orientate concretamente alla realizzazione dell’inclusione sociale di chi vive senza fissa dimora.  Intervenire su questa emergenza significa anche rilanciare l’edilizia sociale per favorire l’accesso all’abitazione dei ceti più svantaggiati; è un’esigenza non più procrastinabile, alla luce delle nuove caratteristiche assunte dall’emergenza abitativa, anche in seguito alle conseguenze della pandemia sanitaria, nonché della consistente domanda di case popolari consolidatasi nel corso degli anni. La persona al centro, dunque, con i suoi bisogni complessivi e le sue peculiarità: una reale “presa in carico” attraverso équipe multi-professionali socio-sanitarie ed investimenti economici per affrontare il tema dell’abitare, del lavoro e della salute.”