Legalità: parte campagna ‘Io riattivo il lavoro’.

18 Mar 2013

Per tutelare i lavoratori delle aziende confiscate alla criminalità organizzata, la CGIL lancia la proposta di legge di iniziativa popolare su cui raccogliere centinaia di migliaia di firme col sostegno delle associazioni impegnate nella lotta alle mafie. Riparte dal basso con una vasta campagna popolare a difesa della legalità e del lavoro la battaglia della Cgil contro le mafie e l’economia criminale. Con l’iniziativa ‘Io riattivo il lavoro” la Cgil e le 8 associazioni che hanno aderito al suo appello per rendere le aziende sequestrate e confiscate presìdi di legalità economica e democratica – Associazione nazionale magistrati, Libera, Acli, Arci, Legacoop, Sos Impresa, Avviso pubblico e Centro studi Pio La Torre, ma l’elenco potrebbe allungarsi – inaugurano una nuova stagione di contrasto alla criminalità e di tutela dei lavoratori coinvolti nelle attività produttive. E scelgono lo strumento di una legge di iniziativa popolare su cui raccogliere la sottoscrizione di giovani, donne, cittadini, lavoratrici e lavoratori per pesare nei prossimi mesi sulle scelte delle forze politiche, del futuro Parlamento e del Governo che assumerà le sorti del Paese. E se è vero, come dice lo slogan della campagna, che “le aziende confiscate sono un bene di tutti”, a chiarire meglio le finalità della proposta intervengono le parole della leader della Cgil: “Lanciamo una proposta di legge sulla quale parte la raccolta di firme per fare in modo che le imprese confiscate ai clan non rimangano fallite o chiuse, come purtroppo succede nel 90 p.c. dei casi, (dato l’Anbsc) ma tornino ad essere attività economiche del Paese”. Susanna Camusso si dice convinta che, affinchè ciò accada, “c’è bisogno di contratti di lavoro regolari perchè la legalità è la precondizione per lo sviluppo del Paese”. Le attuali carenze normative in tema di prosecuzione delle attività economiche sottratte alle mafie (aumentate del 65 p.c. dall’inizio della crisi) rendono, per Camusso, necessaria “la costruzione di un ordinamento che aiuti queste imprese ad avere un futuro”.

Ed è proprio ciò che sollecita lo snello articolato di legge, appena 10 articoli, illustrati ieri nel dettaglio dal Segretario confederale Serena Sorrentino, e sintetizzati di seguito.

1. TRASPARENZA: costituire una banca dati nazionale delle aziende sequestrate e confiscate con l’obiettivo di tutelarne la posizione di mercato. La banca dati potrebbe diventare un utile elenco di fornitori per le amministrazioni pubbliche.

2. AGENZIA NAZIONALE: serve istituire presso l’Agenzia Nazionale un apposito ufficio dedicato alle attività produttive e alle relazioni sindacali con l’obiettivo di fornire tutto il supporto necessario per scongiurare il fallimento delle aziende sequestrate e confiscate e tutelarne i livelli occupazionali.

3. VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO: per rendere le aziende confiscate una nuova possibilità di sviluppo bisogna coinvolgere tutti gli operatori economici presenti sui territori. Creare dei tavoli provinciali, in collaborazione con l’Agenzia e le Prefetture, potrebbe favorire l’emersione alla legalità delle aziende e il pieno coinvolgimento del territorio.

4. TUTELA DEI LAVORATORI: la recente riforma Fornero ha abolito l’accesso agli ammortizzatori per i lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate. La nostra proposta va in direzione opposta, garantendo a tutti i lavoratori e le lavoratrici vittime del sistema mafioso un sostegno al reddito e un percorso di reinserimento lavorativo.

5. LEGALITA’ DELLE IMPRESE: estendere e rafforzare il rating di legalità per le aziende sequestrate e confiscate, garantire agevolazioni fiscali per chiunque gli commissioni lavori o forniture. Prevedere, inoltre, specifiche convenzioni tra le pubbliche amministrazioni e le aziende sottratte alle mafie per i lavori e le forniture sotto soglia.

6. RISTRUTTURAZIONE AZIENDALE: per risolvere il problema del credito bancario, per pagare gli stipendi dei lavoratori e sostenere i costi dell’emersione alla legalità delle imprese si propone di istituire un apposito fondo di rotazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Il Fondo sarebbe finanziato da una parte delle liquidità confiscate alla criminalità.

7. NO AL LAVORO NERO: favorire l’emersione dei rapporti di lavoro irregolari attraverso un complesso di interventi in favore dell’aziende sequestrate e confiscate. Si prevedono agevolazioni fiscali per la regolarizzazione e incentivi per la messa in sicurezza delle imprese.

8. CONCORDATO ANTICRISI: L’attuale legislazione prevede la liquidazione delle imprese che abbiano precedentemente accumulato debiti. Per scongiurare il fallimento e per tutelare i lavoratori e i creditori si prevede l’estensione del concordato previsto dalla Legge Marzano per le aziende in crisi.

9. USO SOCIALE DELLE AZIENDE: Si incentiva, attraverso un complesso di agevolazioni fiscali, la costituzione di cooperative dei lavoratori disposti a rilevare l’azienda. Il modello di riferimento sono le tante esperienze positive create dopo l’approvazione della legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.

10. FORMAZIONE DEI LAVORATORI: Attraverso specifiche convenzioni con i fondi interprofessionali le istituzioni possono favorire un adeguato percorso di formazione e aggiornamento dei lavoratori e delle lavoratrici con l’obiettivo di utilizzare al meglio il potenziale di sviluppo delle aziende sequestrate e confiscate alle mafie.