CGIL PIEMONTE

Piattaforma della CGIL sul Fisco

Introduzione di PIER MASSIMO POZZI, Segretario CGIL PIEMONTE
al convegno "Per una riforma fiscale equa e trasparente…"

Con questa iniziativa, presentiamo in Piemonte, la piattaforma della CGIL sul Fisco.

Queste nostre rivendicazioni sono alla base, assieme alle richieste sui temi dell’occupazione, degli ammortizzatori sociali e sui migranti, dello sciopero generale del prossimo 12 marzo.

Su queste nostre proposte, intendiamo coinvolgere e convincere non solo i lavoratori ed i pensionati, che sono e rimangono i nostri principali referenti, ma anche altre persone nel mondo dell’economia, della politica, dell’impresa, dell’associazionismo, creando alleanze più larghe nella società. 

Inoltre, quella del fisco deve diventare, per chi le tasse le paga, un elemento di giudizio determinante nella valutazione dei programmi e dei candidati alle elezioni.

Lo slogan “loro evadono e tu paghi” dice una verità della quale spesso, chi paga le tasse, è poco consapevole mentre, quelli che non le pagano, gridano di più.

Dobbiamo aprire un confronto con il mondo delle imprese perché vi è un legame diretto tra diminuzione del costo del lavoro e maggiore giustizia fiscale.

Così come le imprese dovrebbero essere interessate, ancor più in questo periodo di crisi, al rapporto tra corretta concorrenza di mercato e distorsioni della concorrenza di mercato che l’evasione fiscale e contributiva comporta.

Più in generale, si deve chiarire il legame tra la tassazione e l’erogazione dei servizi .

Si deve esplicitare meglio quale è lo stato sociale sostenuto dalla fiscalità generale, rispetto a quello finanziato dai contributi. E per quest’ultimo, su ciò che si destina al sostegno al reddito (CIG e disoccupazione) rispetto a ciò che si versa per la  previdenza, pubblica e integrativa.

Con il sistema contributivo, questo passaggio è fondamentale per distinguere tra rendimenti e sostegno sociale per chi non ha potuto, non “non ha voluto”, versare. Quindi, poter distinguere, in esplicito, tra il necessario sostegno ai lavoratori con carriere discontinue e redditi anche da lavoro autonomo o parasubordinato bassi, dal sostegno ad esempio alle casse dei dirigenti d’azienda o per l’integrazione alla pensione dei commercianti.

Più in generale, si deve rendere evidente il collegamento tra giustizia fiscale e grado di civiltà ed efficienza di una società. E questo riguarda un’area vasta che spazia dagli investimenti pubblici, alla salute; dall’efficienza della giustizia civile e penale, alla sicurezza dei cittadini; dall’istruzione alla competitività del sistema produttivo.

Tante cose che spesso, nel sentire comune, sembrano doversi avere ma facendole pagare sempre a “qualcun altro”. Naturalmente influisce su questo sentire comune l’evidenza degli sprechi e della corruzione.

 Il “qualcun altro”, in Italia, è quasi sempre il detentore di reddito fisso e questa situazione pone non solo problemi di equità ma di giustizia e di legalità per il nostro Paese.

 La CGIL, attraverso l’IRES, ha prodotto in questi anni una fotografia esatta ed aggiornata di quanto succede, costruendo su dati reali la nostra piattaforma.

 Rimandandovi a quelle ricerche richiamo solo alcuni dati:

·        Il 10% delle famiglie italiane detiene il 45% della ricchezza totale delle famiglie;

·        Il lavoro autonomo è il 28,5% dell’occupazione ma pesa sulle ritenute fiscali per il 13%

·        In Italia in 30 anni la pressione fiscale sul lavoro è cresciuta del 12,5%, soprattutto tra gli anni 80 e 90. Se si pagassero le tasse sulle aliquote implicite del 1980 avremmo 274€ al mese in più in busta paga.

·        La mancata restituzione del Fiscal drag, negli anni tra il 2002 ed il 2008, è pari per i redditi medi da lavoro, a 1.182€, quasi una mensilità in meno mangiata dal drenaggio fiscale.

·        Tra 2002 e 2010, lo stipendio degli impiegati ha perso potere di acquisto per 2.000€, gli operai hanno perso 1.848€, mentre nello stesso periodo gli imprenditori ed i liberi professionisti lo hanno aumentato per 16.407€.

·        L’evasione italiana è stimata in 110 MLD di € ed è doppia di quella stimata in Francia, Germania e Regno Unito.

 I contribuenti italiani sono concentrati nella fascia tra i 15.000 ed i 26.000 €.

 La media del reddito, ricavato dagli ultimi dati riferiti al 2007 dal dipartimento delle Finanze, è di 21.420€ per i lavoratori dipendenti e di 21.770per gli imprenditori . Evidentemente fanno sfruttare molto bene quei 350€ annui in più, viste le differenze nel tenore di vita.

 In Piemonte (dati ISTAT) il 67,5% della popolazione è attiva, il 32,5% è pensionata.

Tra gli attivi i lavoratori dipendenti sono circa il 73%, gli autonomi sono il 27%.

 L’addizionale regionale IRPEF dei contribuenti piemontesi (dato 2004 che sono i più recenti a disposizione della Regione), è raccolta

per circa il 15% dai reddito fino a 15.000€

per oltre il 46% dai redditi tra i 15 ed i 29.000€,

per il 18,3% dai redditi tra i 29 ed i 50.000€,

per il 20% da redditi superiori ai 50.000€.

 La Regione Piemonte, ricava dall’addizionale regionale circa 720 milioni di € annui, su circa 9,5 miliardi di entrate tributarie, il 7,5%.

 Le Regioni possono modulare l’addizionale IRPEF, per fascia di reddito, per lo 0,5%, cioè tra 0,9% soglia minima nazionale e l’1,4%.

 Questa forbice è molto limitata. Inoltre vista la concentrazione dei contribuenti nella fascia di reddito da 10.000 a 29.000 €, gli interventi rischiano di essere costosi per le mancate entrate della Regione, ma poco remunerativi per il singolo contribuente.

 Nonostante queste oggettive difficoltà, nel “Patto per lo sviluppo sostenibile per il Piemonte” firmato ad ottobre 2008, su questo tema abbiamo concordato una riduzione dell’addizionale regionale che ha ridotto l’IRPEF sui redditi effettivi fino a 24.226€ per gli attivi e fino a 22.000 per i pensionati. Pertanto hanno avuto una riduzione dell’addizionale che va dai 32€ ai 75€  circa 1.800.000 piemontesi tra i quali, in base al reddito medio, rientrano una buona parte di operai e circa l’80% dei pensionati.

 Nel Patto, si prevedeva un ulteriore intervento per ottenere una maggiore progressività dell’addizionale, indicando due possibili strade: o l’esenzione della quota regionale dello 0.5 per tutti fino ad una determinata soglia di reddito oppure, istituendo una specifica detrazione per lavoro dipendente e pensione.

 La situazione di crisi e pertanto la necessità di indirizzare risorse regionali su quel versante, non ci ha permesso di attuare questa seconda parte del Patto che però speriamo di poter definire, nella prossima legislatura, avendo per controparte sempre la Presidente Bresso.

 Questi dati fanno comunque emergere le difficoltà per gli Enti Locali di intervenire concretamente sugli aspetti fiscali.

Una riforma federalista equa, è pertanto indispensabile se si vuole dare margine ad interventi in sede territoriale, non aggiuntivi ma sostitutivi di quelli nazionali.

Inoltre, a mio avviso, in attesa del federalismo, sarebbe meglio iniziare a versare direttamente all’ente Locale le entrate fiscali spettanti, con una perequazione automatica se necessaria. Altrimenti come è avvenuto per l’ICI non tutto viene destinato, ne si rispettano i tempi. Ad esempio, per le addizionali IRPEF, la Regione Piemonte, vanta un  credito dallo Stato di ben 596 milioni soldi che, tra l’altro, sarebbero più che sufficienti per definire una reale  progressività nel prelievo.

 Quindi è indubbio che la partita della giustizia fiscale si gioca con il Governo nazionale.

 Per questo la CGIL ha presentato la sua piattaforma così come, assieme a CISL e UIL la presentò al Governo Prodi. A Prodi contestammo, tra l’altro, la distribuzione del cuneo fiscale e il mancato utilizzo del famoso tesoretto, non riuscimmo a discutere la piattaforma tant’è che unitariamente dichiarammo uno sciopero nazionale che non facemmo perchè il suo Governo cadde.

All’attuale Governo contestiamo, tra l’altro, le operazioni fatte per eliminare tutti i meccanismi contro l’elusione e l’evasione fiscale e l’ulteriore premio ai grandi evasori determinato dallo scudo fiscale (95 Miliardi scudati ma solo 35 rientrati). Oltretutto il 5% di tassa premio raccolto, non viene nemmeno distribuito ai contribuenti onesti.

 La nostra proposta, in estrema sintesi, rivendica la necessità di un intervento immediato istituendo una detrazione di 500€ da applicare entro la primavera, e la definizione di una riforma organica che destini l’1,5% del PIL nel triennio a riduzione fiscale con un incremento medio di 100€ mese su stipendi e pensioni e l’aumento dell’assegno per il nucleo famigliare in modo da riconoscere 600€ per chi ha famigliare e figlio a carico e 1000€ con famigliare e due figli a carico.

 Una riforma che se attuata, avrebbe anche un effetto  sulla tenuta dei consumi interni, assolutamente importante per contenere la crisi in un Paese esportatore come il nostro che nel 2009, ha ridotto le esportazioni del 20%. Per il Piemonte il calo è stato del 25%.

 Una proposta che si sostiene con la lotta all’evasione fiscale, con l’aumento della tassazione per le transazioni finanziarie, costituendo un imposta sulle grandi ricchezze simile a quella francese che tassa le ricchezze superiori agli 800.000€ ed infine, con l’aumento del gettito che si avrebbe dalla crescita della domanda interna, crescita possibile solo se si aumentano i redditi medio bassi.

 La cosa però incomprensibile sta anche nell’atteggiamento di CISL e UIL su questo versante.

 La CGIL ha presentato la sua piattaforma, la CISL e la UIL ne hanno presentato un’altra molto simile.

Poi però, sta succedendo un fatto strano che mi fa venire il dubbio che CISL e UIL siano soggette ad essere culturalmente egemonizzate da altri.

Infatti, hanno fatto assieme, una iniziativa nazionale presentando una piattaforma simile alla nostra e a quella che unitariamente avevamo presentata al precedente Governo.

Ma questa coerenza pare sia durata solo alcune ore viste le dichiarazioni pubbliche rilasciate, subito dopo, dai loro massimi dirigenti.

Allora, dato che alla loro manifestazione mancavamo noi ma era presente Tremonti può essere capitato che, in assenza delle nostre argomentazioni, siano stati convinti da quelle di Tremonti.

 Infatti, abbiamo sentito dire che forse le due aliquote non sono poi così male, al massimo se ne può aggiungere una oltre i 200.000€ e che bisogna aumentare le imposte indirette rispetto alle dirette.

Cambiamento di opinioni non di poco conto.

 Ma al di là delle “battute” o delle polemiche, il problema è serio.

Il Governo è passato dall’annuncio delle due aliquote che comporterebbe una riduzione delle tasse sui redditi oltre i 15.000 €, ma con degli squilibri enormi tra i contribuenti, all’annuncio di una grande consultazione rimandando però, eventuali interventi a fine legislatura.

 Le due aliquote porterebbero ad una situazione per cui

·        per i contribuenti fino a 15.000€ nulla muta,

·        per quelli fino a 20.000 il vantaggio max annuale sarebbe di 92€,

·        fino a 30.000 salirebbe a 820€,

·        tra i 40 ed i 60.000 sarebbe di 3500€,

·        tra i 60 ed i 100.000 di 7.900€,

·        oltre i 100.000 schizzerebbe  a 22.000€ in meno.

 

La nostra proposta invece, cerca di coniugare equità e riduzione del prelievo Una proposta che si deve rivolgere ai redditi bassi e medi.

Anche i medi da lavoro dipendente che noi rappresentiamo, penalizzati dal precedente Governo, per evitare siano altrimenti attratti dall’ipotesi delle due aliquote.

 Molta attenzione invece si deve porre sul tema delle imposte indirette. Qualche cambiamento si potrebbe definire ma con una selezione molto attenta. Ad esempio un riordino e una modifica di quelle relative alla tassazione ambientale, in senso premiale se rivolta ai cittadini e raccolta localmente, oppure maggiormente differenziando quelle sui mezzi di trasporto fin dall’acquisto rispetto a dimensione, peso, consumo, utilizzo.

 Ma in un Paese come l’Italia nel quale le disuguaglianze sociali sono tra le più alte d’Europa, un intervento per fare cassa penalizzerebbe soprattutto i redditi medi e bassi. Infatti, se venissero  aumentate solo quelle sui beni di lusso, cosa che anche noi chiediamo, le entrate non aumenterebbero in maniera consistente.

Se invece, si aumentassero le imposte indirette in maniera generalizzata, è chiaro che il peso maggiore si riverserebbe sulle famiglie con redditi medi e bassi.

In realtà, aumenterebbe l’incidenza delle spese fisse incomprimibili sul reddito complessivo.

 Il 49,7% delle famiglie piemontesi ha un reddito famigliare tra i 20000 e i 40.000€.

Per loro, un aumento anche basso sulle imposte sui prodotti alimentari, su energia e trasporti, sulle spese per la casa, siano per affitto o condominiali, porterebbe se va bene, ad una impossibilità di cumulare anche piccoli risparmi.

Quelle spese incontenibili rappresentano il 70, 80% del loro reddito. Mentre, per i redditi alti, dove quelle spese rappresentano il 35 – 40% del reddito, un aumento delle imposte indirette non avrebbe grandi conseguenze.

 Un'altra ipotesi che circola, sostenuta in particolare da una parte del mondo cattolico, è quella del quoziente famigliare.

In realtà, quel sistema non favorisce le famiglie con figli rispetto all’attuale basato su tassazione separata e detrazioni.

I vantaggi verrebbero infatti concentrati sulle famiglie monoreddito nelle quali un coniuge è casalingo, rispetto a famiglie con pari numero di figli e medesimo reddito suddiviso però tra due persone che lavorano.

 Infine, credo sia importante sottolineare che è proprio nelle situazioni di crisi epocali come quella attuale che si devono progettare ed attuare interventi sull’economia nazionale e quindi in gran parte di carattere fiscale.

 L’idea che pure circola e cioè, che in situazioni di crisi non si deve intervenire perché l’evasione e il lavoro irregolare ed in nero diventano degli ammortizzatori sociali anche se perversi, come sostiene Brunetta, fotografa una realtà ma è profondamente sbagliata. Presuppone un’idea di Paese che uscirà dalla crisi molto peggio di come vi è entrato.

 E’ un’idea che può arrivare a considerare tutto sommato accettabile il fatto che volano per l’economia sono anche i soldi delle mafie se riciclati al nord.

 Un’idea che si fa strada quando si sottovalutano i casi di corruzione e concussione, allarme recentemente lanciato dalla Corte dei Conti, sostenendo che i fatti, quando emergono, sono frutto non di delinquenza politica ma di persecuzione dei politici coinvolti. Una volta c’erano i “mariuoli” oggi ci sono i “birbantelli”.

 Invece, è proprio con il contrasto a quelle situazioni che si deve affrontare questo difficile fase che un consigliere economico di Obama, in un recente vertice internazionale ha efficacemente fotografato con questa frase:

“Siamo di fronte ad una ripresa statistica ed ad una recessione umana”.

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