“L’emergenza covid-19: la lettura della crisi secondo l’approccio di genere” e’ il tema della ricerca dell’Ires Cgil Piemonte che verra’ presentata martedi’ 16 giugno.

29 Giu 2020

Martedì 16 giugno alle 14.30 si è svolta, in videoconferenza, organizzata dalla Cgil Piemonte, la presentazione della ricerca “L’emergenza Covid-19: la lettura della crisi secondo l’approccio di genere”, curata dall’Ires Morosini Cgil Piemonte. Il video di presentazione.

Vai al video: youtu.be/qIZeNpZe5PE  

Quella del Covid-19 è una crisi senza precedenti storici che ha esacerbato le problematiche già esistenti nel nostro Paese, alcune più evidenti (di natura economico-sociale), altre latenti e spesso assenti dal dibattito (relative soprattutto alla qualità del servizio sanitario, del quale sono emerse molte fragilità nascoste).

Pochi hanno avanzato un’interpretazione degli effetti di questa drammatica crisi in chiave di genere e, peraltro, anche nei diversi provvedimenti normativi adottati da Governo e Parlamento, si fa fatica a individuare un vero e proprio approccio di genere.

Eppure, in un paese come l’Italia, che è ancora molto lontano dal superare le sue storiche debolezze nel divario tra donne e uomini, sarebbe importante studiare e programmare adeguatamente relativamente a questi aspetti, anche perché alcuni dei cambiamenti che interesseranno il mercato del lavoro potrebbero rivelarsi duraturi.

Il programma dell’iniziativa prevede alle 14.30 l’introduzione di Monica Iviglia, Segretaria Cgil Piemonte con delega alle Politiche di Genere, seguita dalla presentazione della ricerca di Francesco Montemurro, Direttore Ires Morosini Cgil Piemonte. Dopo gli interventi e il dibattito, le conclusioni saranno affidate Pier Massimo Pozzi, Segretario Generale Cgil Piemonte.

La ricerca fa emergere dati interessanti. Ad esempio, come noto, non soltanto in Italia, le donne tendono ad essere meno retribuite rispetto agli uomini, anche a parità di mansione: secondo le stime più recenti (ISTAT, 2017), il rapporto tra la retribuzione oraria delle lavoratrici dipendenti donne e quella dei lavoratori dipendenti uomini, limitando l’attenzione al settore privato, è pari in media all’89,3% a livello italiano e all’87,6% a livello piemontese. Torino è la provincia con il salary gap più accentuato (87,1%), seguono Biella, Cuneo e Novara (con valori compresi tra 87,5% e 88%), Alessandria, Vercelli e V-C-O (88%-89%) e Asti (92,6%). La nostra regione si colloca al primo posto tra quelle del Nord rispetto alla percentuale di lavoratrici dipendenti donne con basse paghe (inferiori ai 2/3 della retribuzione mediana).

L’emergenza da COVID-19 ha poi ulteriormente allargato le disuguaglianze di genere. 

Secondo Save the children, che ha realizzato nel periodo marzo-aprile 2020 un sondaggio presso circa mille donne italiane, molte di loro sono costrette a rinunciare alla carriera professionale (tra i 25 e i 54 anni solo il 57% delle madri risulta occupata rispetto all’89,3% dei padri), non possono appoggiarsi ad una rete per la prima infanzia (solo il 24,7% dei bambini frequenta un servizio socio-educativo) e spesso ammettono di aver modificato qualche aspetto della propria attività lavorativa per cercare di conciliare lavoro e vita privata (la scelta della riduzione dell’orario di lavoro ha riguardato il 18% delle donne e solo il 3% degli uomini).

Sulla violenza di genere, una recente indagine ISTAT lascia ritenere come, nonostante il calo del numero delle denunce registrato nella fase iniziale del lockdown, la quota di donne in difficoltà sia comunque cresciuto in misura considerevole. Infatti, nel periodo 1 marzo – 16 aprile 2020 sono state 5.031 le telefonate valide al 1522 (telefono antiviolenza), il 73% in più sullo stesso periodo del 2019. Le vittime che hanno chiesto aiuto sono 2.013 (+59%). Il Piemonte è tra le 8 regioni (insieme con Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna e Toscana) che registrano un numero più alto di telefonate: 6,6 per 100 mila abitanti nel periodo 1 marzo – 16 aprile (erano 5,2 nello stesso periodo del 2019).

La ricerca sulle problematiche di genere nella fase dell’emergenza Covid-19 ha lo scopo di stimolare ulteriori approfondimenti e contribuire al potenziamento dei processi di contrattazione attivati dal sindacato, per studiare la costruzione sociale e culturale che influenza il ruolo che gli uomini e le donne svolgono all’interno della famiglia, nel mercato del lavoro, come utenti dei servizi e in molti altri ambiti della vita. 

Conseguentemente, occuparsi delle politiche di genere significa promuovere azioni che, pur nel rispetto delle differenze di sesso, mirano al riequilibrio fra ruoli di uomo e donna nella famiglia e nella società, allo scopo di dare attuazione al principio di pari opportunità (negli studi, nei percorsi di salute, nella carriera, nella vita politica…). 

Torino, 15 giugno 2020

UFFICIO STAMPA