Cgil Novara contro il presidio di Casa Pound: «Fronte comune per arginare il fenomeno»

15 Apr 2019

Casapound scende in piazza «contro il rinnovo  – dicono gli organizzatori – del bando di concorso per il finanziamento alle strutture di accoglienza in provincia di Novara. Strutture che lucrano su questo business che devono essere chiuse e smantellate».
È successo nel pomeriggio di sabato 6 aprile in piazza Matteotti: megafono, striscioni, bandiere e cori da stadio che hanno indispettito non pochi cittadini e provocato la reazione della Cgil: «Alla luce del presidio di sabato scorso – sostiene Attilio Fasulo della segreteria Cgil Novara Vco – non possiamo che dirci preoccupati e amareggiati. Nonostante il numero esiguo di manifestanti la nostra preoccupazione è legata, oltre alla natura stessa dell’organizzazione ed ai messaggi che essa diffonde, alla presenza di manifestanti di giovane età, in particolare giovani donne, per la cultura patriarcale e maschista che l’organizzazione promuove. Sentiamo forte l’urgenza che tutte le forze democratiche e antifasciste, costituiscano un fronte comune, per arginare tale fenomeno, un vero e più solido Comitato Mai più fascismi, condiviso e voluto da tutte le parti della società civile».
Anche, e soprattutto, per i motivi della manifestazione: «Ci amareggia infine – conclude Fasulo – la tematica su cui verteva il presidio: il rinnovo della procedura di gara per l’affidamento del servizio di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale da parte della Prefettura; l’ennesimo utilizzo strumentale del tema dei migranti ed in particolare, appunto, dell’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. Tema che ancora una volta viene utilizzato come pretesto per una propaganda razzista e xenofoba, con il bieco intento di aumentare le tensioni sociali e di proporre alla cittadinanza una visione distorta della realtà, dal momento che la nuova procedura di gara, a seguito dell’entrata in vigore del DDL Sicurezza, prevede un ridimensionamento del numero delle persone accolte ed inoltre minori risorse destinate alla stessa accoglienza. Ciò che dovrebbe causare allarmismo pertanto, a nostro parere, è che, alla luce della riduzione delle risorse destinate all’accoglienza dei migranti, verranno meno i percorsi d’integrazione per essi ed inoltre saranno a rischio posti di lavoro e retribuzioni per i lavoratori impiegati nell’accoglienza».

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