Firmato oggi 13 marzo in Regione il Protocollo di intesa, sperimentale, per contrastare il lavoro irregolare in agricoltura.

13 Mar 2019

A siglarlo, insieme al Presidente Sergio Chiamparino e agli assessori al Lavoro, all’Immigrazione e all’Agricoltura, Gianna Pentenero, Monica Cerutti e Giorgio Ferrero, Cgil Cisl Uil e le categorie confederali di settore, associazioni datoriali, cooperative, Prefetture, ispettorato del lavoro, agenzia Piemonte Lavoro, Anci Piemonte, Arcidiocesi di Torino e Diaconia Valdese. Per Cgil e Flai Piemonte erano presenti Pier Massimo Pozzi, segretario generale, Claudio Stacchini della segreteria regionale e Denis Vayr, segretario generale Flai.

Il protocollo mette in atto azioni di coordinamento e controllo da parte di tutti gli enti coinvolti a una serie di attività che in parte si stanno già svolgendo, soprattutto nei territori in cui la presenza di lavoratori – molti di origine straniera – disponibili al lavoro stagionale è particolarmente significativa, come nel Saluzzese.

Potenziare una serie di azioni comuni per prevenire il ricorso al lavoro irregolare in agricoltura, promuovendo criteri di trasparenza e regolarità nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro stagionale e affrontando in modo condiviso le problematiche legate alla sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, all’applicazione dei Contratti di Lavoro, al rispetto della legalità e alle esigenze di accoglienza e integrazione dei lavoratori stagionali, in gran parte stranieri; attivare, per la prima volta in Italia, sportelli dedicati al collocamento pubblico in agricoltura per gli stagionali, insieme ai Centri per l’Impiego, mettendo a disposizione di lavoratori, aziende e cooperative agricole servizi informativi sulla manodopera, e le offerte di lavoro disponibili, con l’obiettivo di snellire le procedure burocratiche per l’attivazione dei contratti di lavoro, garantire il diritto di precedenza ai lavoratori già precedentemente occupati e prevenire l’insorgenza di fenomeni di irregolarità e illegalità; prevedere forme di intervento per favorire il trasporto gratuito dei lavoratori stagionali nel tragitto casa/lavoro.

Un altro punto qualificante del Protocollo è l’impegno ad utilizzare, anche temporaneamente, i Beni confiscati alla criminalità e gli Immobili del Demanio per garantire l’accoglienza dei lavoratori stagionali oltre alla sperimentazione di bandi per promuovere l’ospitalità dei lavoratori in condizioni dignitose, mirando ad impedire la creazione di ghetti ed insediamenti spontanei in condizioni degradate.

Sono questi i punti qualificanti dell’intesa che deriva dalla legge nazionale per il contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento in agricoltura e potenzia le buone prassi già esistenti sul territorio piemontese, dove si registra un’elevata concentrazione di lavoratori di origine straniera nella raccolta della frutta: dal distretto ortofrutticolo del saluzzese, con una presenza importante di africani, all’area della vendemmia di Alba-Canelli-Monferrato, dove lavorano macedoni e bulgari, fino ad arrivare agli indiani e pakistani presenti nel torinese e novarese, zone di allevamento del bestiame.

Qualche dato: nel saluzzese su 12.098 assunzioni di lavoratori in agricoltura la grande maggioranza sono stranieri e 5.133 sono di origine africana dell’area sub-sahariana (Mali, Costa d’Avorio, Nigeria, ecc.). Nel P.A.S., il campo di Prima Accoglienza Stagionali, allestito dal Comune di Saluzzo con la CGIL, la Caritas, il Consorzio Monviso Solidale e personale della Confcooperative, sono state accolte, tra maggio e novembre 2018, oltre 1.000 lavoratori stagionali africani, 516 vi hanno soggiornato e altri 500 circa hanno usufruito dei servizi diurni offerti dal campo.

Da sottolineare le indagini delle forze dell’ordine in due aree specifiche del cuneese tra il 2016 e il 2018, volte a contrastare la presenza del lavoro nero ed irregolare. Nel settore ortofrutticolo del saluzzese, su 240 aziende controllate, 123 sono risultate irregolari, pari al 51%; su 875 lavoratori verificati, 281 erano irregolari (32%) di cui 113 totalmente in nero.

Nel settore della vendemmia dell’albese le indagini hanno rilevano una forte presenza di cooperative “senza terra”, con pseudo-contratti di appalto di servizi che consentono alle aziende di non assumere direttamente i lavoratori affidandosi a finte cooperative, prive di mezzi di lavoro e di competenze, una sorta di “caporalato istituzionale”.

Nel 2016 sono state sanzionate 8 cooperative, 12 cooperative nel 2017, 13 cooperative nel corso del 2018, mentre l’evasione contributiva accertata ha superato il mezzo milione di euro.

Testo del protocollo: 2019-protocollo intesa Caporalato(14mar)