Per cambiare il sistema previdenziale, per sostenere sviluppo e occupazione, per garantire futuro ai giovani

Oltre 25 Mila persone hanno partecipato oggi a Torino alla manifestazione interregionale, nell’ambito della mobilitazione nazionale della Cgil per cambiare il sistema previdenziale, per dare un futuro ai giovani e per cambiare una legge di bilancio che ancora una volta divide e non prevede cambiamenti strutturali per lo sviluppo e l’occupazione. Circa 300 pullman arrivati dal resto del Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia. Piazza San Carlo gremita di lav, pens, giovani, moltissimo studenti. Pochissime le defezioni causate dal maltempo, il corteo colorato si è mosso da Porta Susa, animato dalla musica della Marching Band ed è arrivato in piazza San Carlo. Dal palco hanno parlato la segr gen Cgil Torino Enrica Valfrè, la segr Naz Cgil Tania Scacchetti, lavoratrici e lavoratori delle altre regioni, una pensionata, uno studente,fino al collegamento video delle 12.30 con il palco romano per l’intervento conclusivo di Susanna Camusso.”Scendiamo in piazza perché c’è una differenza tra le cose promesse, le cose concesse e le cose che ci lasciano fare”, ha detto il segretario generale Cgil Piemonte, Massimo Pozzi, in testa al corteo che ha sfilato per le vie del centro di Torino.

Dal palco la segretaria generale della Camera del lavoro di Torino, Enrica Valfrè, ha ribadito che “siamo qui oggi perché la legge di bilancio che si sta discutendo in Parlamento non ha provvedimenti che favoriscono occupazione, non dà risposte ai cambiamenti della legge Fornero”.  “Il Paese deve mettere il lavoro, le giovani generazioni e i loro diritti al primo posto. Chiediamo che a partire dalla legge di stabilità si affronti seriamente il tema dell’occupazione e delle garanzie previdenziali per i giovani e i meno giovani”, ha sottolineato Tania Scacchetti, segretaria nazionale Cgil.
Comunicato Stampa

Il video della Manifestazione a Torino: https://www.youtube.com/watch?v=mfb53ejn-tQ

I MOTIVI DELLA MOBILITAZIONE

Questi i motivi della mobilitazione nazionale della Cgil che si è tenuta sabato 2 dicembre, e proclamata dopo l’esito del confronto con il Governo sul tema della previdenza, considerato “insufficiente”. “Siamo in piazza perché non c’è l’attenzione che deve essere data al lavoro, perché il Governo ha disatteso gli impegni che aveva preso con noi un anno fa sulla previdenza, perché bisogna dare una svolta anche sulla qualità del lavoro, perché bisogna pensare al futuro di questo Paese, in particolare ai giovani e alle donne, a cui continuano a non venir date risposte”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso dal corteo che ha sfilato per le strade di Roma fino a piazza del Popolo dove ha preso la parola per le conclusioni. “Nei prossimi giorni continueremo la nostra mobilitazione – ha annunciato – organizzando assemblee e scioperi nei luoghi di lavoro per sostenere le nostre vertenze. In Parlamento presidieremo la discussione sulla legge di bilancio e continueremo a chiedere ai gruppi parlamentari di intervenire per modificarla”. Nel salutare la piazza di Roma e, in collegamento video,  quelle di Bari, Cagliari, Palermo e Torino, Camusso ha annunciato poi che la Cgil “continua a lavorare per programmare la prossima mobilitazione generale, che, ve lo posso assicurare, non sarà lontana nel tempo”. “Bloccare l’innalzamento illimitato dei requisiti per andare in pensione, garantire un lavoro dignitoso e un futuro previdenziale ai giovani, superare la disparità di genere e riconoscere il lavoro di cura, garantire una maggiore libertà di scelta ai lavoratori su quando andare in pensione”. E ancora, “favorire l’accesso alla previdenza integrativa” e “garantire un’effettiva rivalutazione delle pensioni”. Ma le motivazioni della mobilitazione non si fermano alla previdenza, il sindacato di corso d’Italia chiede anche di “cambiare la legge di bilancio per sostenere lo sviluppo e l’occupazione”, di “estendere gli ammortizzatori sociali”, di “garantire a tutti il diritto alla salute” e di “rinnovare i contratti pubblici”. Sono questi i motivi per cui oggi decine di migliaia di lavoratori, pensionati e giovani hanno partecipato ai cortei “per ottenere delle risposte concrete e per ridare speranza e fiducia al nostro Paese”.