ALCUNI DATI SULLA CRISI IN PIEMONTE Dati al 31 agosto 2014

10 Dic 2014

Situazione occupazionale complessiva

Sulla base delle rilevazioni Istat, non si arresta la tendenza al calo occupazionale.
Il primo semestre 2014 fa registrare una media di 1.784mila occupati, contro i 1.803mila del primo semestre 2013 (-1,1%, -1,9% per le donne).
Nel 2014 il secondo trimestre dell’anno, con 1.787.000 è leggermente migliore del primo (1.782.000), ma una simile dinamica si può considerare fisiologica ed era già presente nel 2013 (1.797mila nel I° trimestre e 1.810mila nel II°). In sostanza non si è in presenza di un’inversione di tendenza neanche dopo l’entrata in vigore delle prime misure del Governo Renzi.

Crescono ancora le persone in cerca di occupazione, passando da una media di 222mila del I° semestre 2013 ad una di 241mila nello stesso periodo 2014. Il tasso di attività (rapporto tra occupati+persone in cerca di occupazione e popolazione complessiva nella fascia di età 15-64) cresce leggermente da 70,2 a 70,4%, come risultato del tasso di occupazione che scende da 62,4 a 61,9% e di quello di disoccupazione che invece sale di un punto da 10,9 a 11,9%; da rilevare che il tasso di disoccupazione reale è normalmente più elevato di 2,5-3 punti percentuali rispetto a quello Istat, calcolato con i criteri Eurostat, in quanto in quest’ultimo non sono considerate le persone che cercano un lavoro ma non sono immediatamente disponibili a lavorare, ad es. per motivi di salute o familiari, e quelle che non hanno svolto azioni attive di ricerca negli ultimi 30 giorni.

Nuovi avviamenti al lavoro nel I° semestre
Sulla base delle comunicazioni obbligatorie effettuate presso i Centri per l’Impiego, nel 2014 le procedure di assunzione risultano in aumento del 3,9% rispetto al 2013, essendo oltre 258mila contro le 248.505 dell’anno precedente. Questi dati sono al netto degli avviamenti giornalieri (quelli che vedono la risoluzione del rapporto il giorno stesso dell’avviamento o il giorno successivo), in crescita dai 55.315 del 2013 ai 60.201 del 2014.

E’ tuttavia necessaria una lettura “qualitativa” dei dati.

Oltre aI dato degli avviamenti giornalieri, è da rilevare come i contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato (38.925) sono il 15% del totale, percentualmente in calo rispetto al 17% del 2013; i contratti di somministrazione a tempo determinato in crescita da 48.368 nel 2013 a 54.304 (+12,2%); i contratti a tempo determinato crescono del 10,2% (da 86.675 a 95.596); tra i due semestri considerati, crescono significativamente i contratti a tempo parziale (+6,5%, contro un +2,8% di quelli a tempo pieno).

La crescita tendenziale del lavoro “povero” (lavoro temporaneo sempre più breve e/o part time con orari sempre più ridotti) è confermata da un altro indicatore, misurato per la provincia di Torino ma cui si può attribuire un significato generale: facendo un raffronto con il I° semestre 2008, ultimo periodo precrisi, il numero degli avviamenti al lavoro si è ridotto di circa il 20% (per ogni 100 avv del 2008 se ne contano 80 nel 2014), ma il volume di lavoro generato di ben il 55% (per ogni 100 giornate a tempo pieno create nel 2008 se ne hanno appena 45 nel 2014)!!!

Scomponendo gli avviamenti per fasce di età, si conferma una relativa penalizzazione di quelle più giovanili. Per la fascia 15-24 anni l’incremento è del 2,3%, per quella 25-34 del 3,3%, mentre nella fascia 35-49 si ha un 4,2% ed un 6% per gli ultracinquantenni.

Un dato positivo è quello di una tendenziale riduzione dei numeri relativamente alle forme più penalizzanti per i lavoratori, quali le associazioni in partecipazione ed il lavoro intermittente.

Il ricorso alla cassa integrazione guadagni

Secondo quanto pubblicato dall’Inps nazionale, si è da tempo di fronte ad una costante riduzione complessiva del ricorso alla cig.

Balza all’occhio una consistente riduzione della cig ordinaria rispetto al 2013: è difficile dire al momento in che misura il dato vada inteso come conseguenza di un maggiore utilizzo da parte delle imprese dei fattori produttivi, cosa che sarebbe ovviamente auspicabile e positiva, e in che misura per l’esaurimento dei periodi massimi fruibili o il passaggio ad altri strumenti.

Premesso che anche con questi numeri la situazione resta molto pesante e si è ben lontani anche solo dal ritornare verso il quadro fisiologico precrisi, e che comunque andrà fatta una analisi attenta dei dati, è bene tenere conto di alcune considerazioni che suggeriscono cautela nel dare una lettura ottimistica.

La prima è che i dati Inps potrebbero essere parziali, come certamente sono per quanto riguarda la cig in deroga, strumento che ha visto grandi rallentamenti nelle autorizzazioni a causa della grave situazione di incertezza che si è determinata sulle modalità del suo utilizzo e soprattutto per la scarsità delle risorse e dei ritardi con cui vengono messe a disposizione. Mentre l’Inps registra sino a tutto luglio 6,7mln di ore, secondo l’Osservatorio della Regione Piemonte alla data del 19 luglio erano pervenute presso la Regione stessa richieste per oltre 19 mln di ore, cui andrebbero aggiunte quelle relative alle procedure ministeriali delle aziende localizzate in più regioni. Nel complesso dunque la cigd viaggia su livelli superiori al 2013.

La seconda considerazione è che 6 anni di crisi hanno prodotto una vera devastazione nel tessuto produttivo piemontese e torinese, con la scomparsa di centinaia di aziende e decine di migliaia di lavoratori occupati (nel 2008 gli occupati in Piemonte erano stimati in 1.885.000, con un saldo negativo in v.a. di quasi 100mila persone), e questo spiega almeno in parte la riduzione del ricorso alla cig.

Peraltro, non mancano le preoccupazioni circa l’adeguatezza degli ammortizzatori sociali a garantire la tenuta della base produttiva ed occupazionale.

Alla data del 31 luglio risultavano fare ricorso alla cig straordinaria 489 unità produttive con 32.110 lavoratori coinvolti; di questi, 8.991 già condannati alla disoccupazione essendo in cigs per

cessazione di attività o fallimento (sono compresi qui gli 822 lavoratori della De Tomaso). Complessivamente, entro fine anno andrà a scadenza la cigs per 255 unità produttive e 18.105 lavoratori (inclusi quelli del mondo Fiat, la quale ha già annunciato la richiesta di proroga): a fronte delle forti restrizioni introdotte nell’accesso alla cig in deroga, alcune migliaia di persone rischiano di trovarsi senza tutele e dunque di imboccare la strada della disoccupazione.

Licenziamenti per riduzione di personale

Sino al 2012 era relativamente semplice il monitoraggio delle cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato a seguito di licenziamento individuale o collettivo per giustificato motivo oggettivo (cosiddetto licenziamento per motivi economici), in quanto tutti i lavoratori potevano iscriversi alla lista di mobilità. Dal 2013 non è più consentita l’iscrizione in caso di licenziamento individuale (i licenziati individualmente rappresentavano circa i 2/3 del totale). I dati di flusso e di stock della lista di mobilità non sono dunque più rappresentativi dell’entità dei licenziamenti.

Nel corso del 2012 i licenziamenti collettivi avevano riguardato 8.877 lavoratori; nel 2013, 10.363 (+16,7%); nei primi 6 mesi del 2014 sono stati 8.171. La tendenza è dunque verso un aumento, aumento che potrebbe vedere un’accelerazione a fronte del forte restringimento nella possibilità di utilizzo della cassa integrazione.

Cgil Piemonte- Dipartimento Mercato del Lavoro