18/10/2013 Nota su Tares

18 Ott 2013

Nota sulla TARES

A dicembre del 2013, sia i residenti in comuni che hanno deliberato in precedenza il regolamento applicativo della Tares che quelli che risiedono in comuni che non lo hanno ancora fatto, si vedranno recapitare il conguaglio relativo alla raccolta e smaltimento rifiuti secondo quanto previsto dalla normativa Tares già in vigore dal 1 gennaio 2013.
I Comuni, per chi non lo avesse ancora fatto (e sono la maggior parte), devono deliberare, entro i termini previsti per la presentazione del Bilancio (30 novembre 2013), il regolamento Tares.
Il termine, a fronte delle incertezze legislative, è stato spostato più volte. In ragione di ciò si è consentito ai Comuni, nelle more, di attivare anticipi di pagamento in base ai meccanismi della ex Tarsu o ex Tia.
Così ha fatto la maggior parte dei comuni.
E’ utile ricordare, che appunto, trattasi di rate di anticipo, quindi a fine anno riceveremo il conguaglio Tares ai fini del pagamento di tutti i costi relativi alla raccolta, smaltimento rifiuti comprensivi della quota di ammortamento per investimenti e costi amministrativi nonché lo 0,30 € per metro quadro per il pagamento dei servizi indivisibili (quota che va interamente allo stato centrale).

Dei 51 tra accordi e verbali realizzati solo 9 hanno definito agevolazioni, con diversi meccanismi sulla Tares:
– attraverso fasce di reddito Isee (Carignano, La loggia, Pavone c.se Pecetto),
– con riduzioni per particolari condizioni familiari (Cannobio),
– attraverso fondi di restituzione in base al reddito Isee (Asti, Bra, Moncalieri).

Infine, una serie di verbali richiamano la necessità di un confronto preventivo prima della definizione del regolamento Tares
I tempi per intervenire sono strettissimi.
I problemi con cui fare i conti, sono tanti.
Intanto, la norma prevede che il costo deve essere ripartito esattamente per le quantità di rifiuti prodotti tra le utenze domestiche e le altre utenze (attività produttive,commerciali, ecc.).

Qui nasce il primo problema:
Lo spostamento, a fini sociali, a cui molti comuni avevano fatto ricorso, caricando maggiormente il costo del servizio su utenze non domestiche, per garantire maggiori agevolazioni a chi vive di redditi da lavoro e pensioni, non è più possibile.
Il secondo problema è derivato dal fatto che la legge prevede che i Comuni hanno la facoltà di inserire nel regolamento riduzioni tariffarie nella misura massima del 30%.

Che fine fanno gli accordi che prevedevano agevolazioni superiori a quelle consentite delle attuali norme e/o le esenzioni?

Ulteriori, detrazioni o esenzioni, non possono derivare dai proventi del Tributo, ma dallo spostamento, a tal scopo, di risorse da altri capitolo del bilancio. Il rapporto con i Comuni non può che complicarsi
Inoltre, il comune nel regolamento può prevedere riduzioni tariffarie, come sopra detto, nella misura massima del trenta per cento, nei seguenti casi:

a) abitazioni con unico occupante;
b) abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo;
c) locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente;
d) abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero;
e) fabbricati rurali ad uso abitativo;

tenendo conto:

f) della capacità contributiva;
g) del volume di raccolta differenziata;

Quanti, tra quelli che noi rappresentiamo, restano fuori? E cosa gli capita?

Per il combinato composto fra la ripartizione del costo e la regolamentazione sulle possibili agevolazioni, ci possiamo trovare nella condizione, come già successo, che per una parte di utenze relative ad attività commerciali ci sia una riduzione del tributo, mentre per le utenze domestiche vi sia un’aumento consistente del tributo.
In un comune come quello di Torino, in alcuni casi, si sono riscontrati, per le utenze domestiche, aumenti dal 60% al 90%.

Affrontare il tema imboccando quale unica via quella delle agevolazioni Isee, non è sufficiente.

Nel confronto con i Comuni è necessario:
– avere chiarezza sulla ripartizione dei costi e le ragioni della stessa;
– verificare i costi indiretti (costi amministrativi ecc.)
– definire Fasce di agevolazioni su base Isee (differenziando in base a tipologie di reddito). Dove erano già presenti per Tarsu o Tia riviste andranno riviste in funzione delle novità;
– prevedere specifiche agevolazioni aggiuntive per nuclei numerosi (redditi da lavoro dipendente e da pensioni), definendo, per potervi accedere, limiti di metratura dell’immobile e di reddito Isee.

Questo si rende necessario in quanto la normativa, stabilendo che “chi più inquina più paga”, ma, senza tenere conto delle diverse condizioni, finisce per caricare, a parità di m.q. dell’immobile e di reddito, l’onere più pesante sui nuclei numerosi.
A tal fine, si possono, definire ulteriori riduzioni o attivare fondi di restituzione della Tares, concordando le priorità di accesso (V. in allegato ipotesi di compensazioni aggiuntive proposte da Cgil-Cisl-Uil di Torino)
Va da se che con i comuni si inasprisce il confronto sulle risorse.
A tal proposito, bisogna avere presente che la copertura della 1° rata dell’Imu 2013, a favore dei comuni, è già stata deliberata; che è prevista, a fronte della cancellazione della 2° rata Imu, la copertura da parte del Governo centrale; che ai comuni va il 100% dell’Imu sulle 2° case; che, naturalmente va fatta verifica caso per caso, l’ammontare delle maggiori entrate per la maggiore pressione tributaria dei comuni, come segnalato dalla Corte dei Conti, è mediamente superiore al taglio ai trasferimenti.
Quindi, pur nelle difficoltà, che si sicuramente esistono, vi sono margini per approntare, sul tema in questione, risposte utili. E’ un problema, anche, di volontà politica.

Sarà necessario, a fronte di eventuali rifiuti al confronto e/o a ricercare soluzioni condivise, mettere in campo iniziative di risposta.

Fraterni saluti
To 18/10/2013     per la Segr. Cgil Piemonte Pietro Passarino

scarica il doc: Nota Passarino su Tares (18-10-2013)