Politiche abitative in Piemonte: una proposta di lavoro

30 Set 2013

La grande manifestazione del 18 aprile in Piemonte promossa da CGIL-CISL-UIL ha messo al centro la difesa dello Stato Sociale e dei servizi pubblici, inserendo il tema dell’emergenza abitativa nella piattaforma unitaria che ha portato allo sciopero di tutti i settori coinvolti.

Occorre dare continuità a questa rivendicazione che deve restare centrale nell’iniziativa politico-sindacale sul territorio, recuperando le fila di una proposta che ci consenta di aprire un confronto vero e a tutto campo con la Regione Piemonte sul tema casa.

Perché rilanciare il tema

La pesante crisi economica è figlia di una scelta politica di rigore che ha nella riduzione della spesa pubblica il suo mantra. La conseguenza sono i tagli lineari a tutti i servizi legati al welfare tra cui anche il diritto all’abitare senza dimenticare che con i servizi se ne va anche l’occupazione. Il tema della precarietà del lavoro si lega purtroppo indissolubilmente la tema dell’emergenza abitativa. Sempre più famiglie o singoli con salari ridotti o peggio in cassa integrazione o senza lavoro, rischiano di perdere la propria casa, in un quadro di investimenti pubblici nel settore irrisori.

Siamo di fronte al crollo degli investimenti nell’edilizia pubblica, alla rimozione delle risorse ai fini del sostegno agli affitti, alla riduzione della capacità di spesa dei nuclei famigliari per effetto della perdita massiccia di lavoro, primo problema nel paese. Dentro la crisi cambia anche la composizione sociale del disagio e spinge verso i margini della povertà lavoratori, pensionati e famiglie prima collocabili nella classe media. Questo non può non avere conseguenze.

L’utenza dell’edilizia sociale aumenterà ancora con conseguenze forti sulla composizione sociale e di genere. Più colpite infatti le donne sole e le famiglie monoparentali (il 50% dei nuclei sono individuali) .

La domanda di abitazione è profondamente cambiata perciò occorre una riqualificazione dell’offerta per tenere conto di questo importante cambiamento sociale. Non solo infatti la domanda aumenta, ma riducendosi il perimetro dell’offerta pubblica aumentano gli sfratti e le occupazioni, con le inevitabili conseguenze sociali che conosciamo.

Il reddito non è più sufficiente a garantire il proprio diritto all’abitare perché la spesa per l’affitto ormai arriva al 40% del reddito delle famiglie. Qualche politica sul fronte dell’acquisto della prima casa negli anni è stata tentata, come la possibilità di rinegoziare i mutui e gli interventi fiscali sulla prima casa che nuovamente si profilano, ma sul fronte degli affitti, che interessa in Piemonte tra il 30 e il 40% della popolazione ovvero intorno a 1.500.000 persone, non c’è nulla e i fondi per il sostegno affitti e le morosità incolpevoli sono svuotati. E ciò nonostante gli effetti di questi interventi non hanno contenuto la spinta sempre più forte a cedere la propria abitazione : pensiamo al fenomeno fin troppo diffuso della nuda proprietà.

E’ l’assenza di una politica nazionale sul diritto all’abitare il vero nodo da sciogliere: la sua assenza ha scaricato sulle Regioni e sugli EELL il peso delle politiche abitative e non solo sul piano emergenziale.

In questo quadro anche le aree metropolitane, sebbene tradizionalmente più infrastrutturate, sono ormai coinvolte (alla pari dei centri urbani più piccoli) in una crisi di disponibilità abitativa che spinge famiglie spesso monoparentali o donne sole con figli a scelte estreme, pur di garantirsi un tetto. Anche la diffusione delle così dette baraccopoli nelle periferie delle città testimonia il grande disagio sociale sul nostro territorio, problema che si era pensato risolto negli anni ’70 ma che oggi si ripropone in tutta la sua drammaticità, sia pure con caratteristiche differenti.

Le istituzioni non sono in grado di intervenire, prive come sono di risorse da destinare a interventi di qualificazione urbana.

E’ una emergenza in atto ormai in tutta la regione, per questo chiediamo una risposta complessiva per il Piemonte.

Una emergenza che riguarda anche gli anziani: la maggior parte degli sfratti oggi infatti interessano proprio loro.

Una vera emergenza sociale dunque alla quale occorre rispondere su due livelli:

  • nell’immediato mettendo a disposizione soluzioni per evitare la perdita dell’abitazione
  • nel medio e lungo periodo intervenendo strutturalmente sull’emergenza e ripristinando il diritto attraverso l’investimento pubblico

Il quadro della risposta del sistema pubblico e privato al problema casa va ricondotta a una politica di integrazione delle risorse e degli interventi. Sono molti i comparti su cui intervenire: l’abitazione sociale, l’edilizia convenzionata, il social housing e l’edilizia privata.

Rendere immediatamente disponibili gli alloggi vuoti dei privati

Solo a Torino sarebbero 50.000 gli alloggi vuoti da destinare! A fronte di questa disponibilità, la quota di alloggi sfitti immessi sul mercato è minima.

Occorre intanto recuperare un dato quantitativo esatto del fenomeno, sulla base del quale elaborare proposte che abbiano nella leva fiscale e nelle scelte di Comuni, Fondazioni, associazioni di piccoli proprietari e altri soggetti la possibilità di individuare risposte.

Occorre pensare ad elementi di garanzia per i proprietari privati che possano agevolare la messa a disposizione degli alloggi sfitti. Da questo punto di vista la Regione, in collaborazione con le Fondazioni, può svolgere quel ruolo di garanzia necessario.

Diffondere la cultura e le iniziative sulla coabitazione

In alcuni Comuni si sta tentando, dentro il quadro dell’Accordo Territoriale previsto tra Sindacati Inquilini e Comune, la scelta della coabitazione e del canone convenzionato. Si tratta di diffondere queste esperienze e di introdurre meccanismi al fine di agevolare le garanzie e la protezione dalle morosità.

Recuperare l’edilizia pubblica dismessa per gestire l’emergenza

Riteniamo opportuno avviare un censimento dell’edilizia pubblica dismessa riqualificabile ad uso abitativo sul territorio, anche in collaborazione con l’Agenzia per il Territorio, al fine di censire e recuperare quanto esistente. L’emergenza abitativa richiede risposte immediate e stabili, anche ipotesi di alberghi sociali. In questo modo potrebbero incontrarsi ragioni di riqualificazione urbana con politiche per l’abitabilità transitoria utili ad impedire la messa in strada delle famiglie.

I fondi europei per la riqualificazione urbana potrebbero essere destinati, sebbene indirettamente, al diritto alla casa.

Individuare forme di cooperazione utili alla rimessa a nuovo dell’edilizia pubblica

La domanda di abitazioni si scontra con l’impossibilità di mettere a disposizione anche quel poco che c’è poiché il ridimensionamento o cancellazione dei fondi pubblici impediscono la messa a norma degli stabili di proprietà pubblica.

Vorremmo ipotizzare forme di mutuo aiuto tra famiglie o soggetti aspiranti locatari che attraverso forme cooperative e in relazione forte con le ATC possano abitare quei 1000 alloggi vuoti circa che oggi vi sarebbero in Piemonte di proprietà ATC , che invece non posso essere destinati perché non a norma.

Housing sociale

L’esperienza dell’housing sociale sconta i limiti che avevamo immaginato. Il canone offerto a questo tipo di soluzione non è adeguato a coprire fasce di popolazione interessate dalla crisi e dall’emergenza sociale. E’ una soluzione che fornisce nuove abitazioni al mercato ma a prezzi medi che, aggirandosi introno alle 400-500 euro mensili, rappresentano il 50% del reddito medio da  lavoro. Non sono risposte adeguate, perlomeno non esaustive.

Per certi versi l’attenzione per il social housing si è fatta strada proprio mentre il pubblico nel suo complesso decideva il ridimensionamento delle risorse per il settore. Se il fenomeno non si legge in questo modo si rischia di favorire processi di scorporo generando una concorrenza impropria con le ATC.

Invece è utile recuperare anche attraverso la partecipazione progettata a livello locale, come testimoniano le esperienze concrete riproducibili del quartiere Bellavista di Ivrea e ad Avigliana, quella dimensione sociale legata alla casa che può portare il sindacato più a contatto con il territorio e le persone che lo vivono.

La riorganizzazione delle ATC in Piemonte

Se il punto è rilanciare l’edilizia pubblica nella nostra Regione allora il diritto all’abitare non può che essere garantito a partire da un forte impegno del pubblico. Siamo fortemente preoccupati dall’idea di vendita degli alloggi pubblici delle ATC .

Per questo l’idea che avanza di aziendalizzazione, di accorpamento della proprietà edilizia pubblica, di ridisegno del ruolo e della presenza delle ATC in Piemonte ci preoccupa perché risponde ancora una volta ad una analisi di sostenibilità economica e non di servizio e di sostenibilità sociale.

Per questa ragione nell’ipotesi di riorganizzazione che noi chiediamo devono essere altre le indicazioni che tessano il filo del cambiamento:

  • efficientamento, sburocratizzazione e risparmio per noi debbono riguardare la razionalizzazione dell’universo societario che negli anni si è costituito nelle ATC e che ha avuto l’effetto di scorporare le attività moltiplicando i costi.
  • Occorre continuare a garantire la centralità del territorio. Il diritto alla casa si rivendica all’interno di uno spazio definito che ha la dimensione territoriale e non regionale dell’offerta e della domanda. L’abitare è legato alla propria storia di vita e storia lavorativa che in genere si esplica su un territorio definito
  • La manutenzione e il monitoraggio dell’edilizia pubblica è l’elemento di garanzia e di tenuta di un sistema anche occupazionale legato al territorio.
  • se il tema è il risparmio e la riorganizzazione, il consorzio tra comuni rappresenta una risposta concreta che mette in gioco gli EELL che hanno titolarità edilizia e amministrativa ma che possono associarsi per gestire insieme il servizio. Vi sono già esperienze in altri campi di questa natura, definendo anche interessanti sinergie tra chi può mettere i terreni e chi può investire per costruire case. Questa soluzione o altre analoghe sono contrapposte all’Introduzione di società di ispirazione aziendale che rischiano di connettere il tema della sostenibilità economica dell’intervento con i prezzi dei canoni di affitto. Elemento che occorre scongiurare perché la discussione non è sul mercato ma sull’offerta pubblica che deve seguire parametri diversi di compatibilità sociale e non economica del sistema
  • La riorganizzazione può senz’altro interessare la razionalizzazione degli uffici ma dentro il quadro su esposto

Su questo tema è evidente che va aperto un confronto con la Giunta Regionale e a cascata con gli EELL interessati, in primo luogo i Comuni.

E’ chiaro che serve un quadro nazionale che tenga insieme la complessità dei fattori che determinano sul territorio la possibilità di fruire del diritto all’abitare.

Dentro questa che sentiamo come un’urgenza, occorre che  attraverso la leva fiscale si concorra a raggiungere questo scopo, a livello nazionale come a livello territoriale.

Il tema non è la costruzione di nuovi alloggi, anche se il piano dei 10.000 alloggi è ben lontano dall’essere completato, ma ripensare complessivamente a come garantire il diritto all’abitare nella nuova condizione economica e sociale che ci è data.

Per queste ragioni siamo convinti occorra un nuovo Piano per l’Abitare che aggiorni i dati e gli interventi e che rilanci il tema sull’agenda politica a partire dalla Regione Piemonte come sul Piano Nazionale.

Dobbiamo fare rete. La CGIL su un fatto sociale di questa importanza ha il dovere di aprirsi al territorio e alla società, di costruire una rete con le associazioni che a vario titolo affrontano, con tutte le difficoltà, ogni giorno questi temi. E di continuare ogni volta che sarà possibile a stabilire le necessarie convergenze con CISL e UIL

Dobbiamo arrivare ai luoghi di lavoro, alle leghe, aprire il dialogo con le associazioni, se vogliamo che il tema diventi davvero centrale.

E cominciare a pensare come la CGIL insieme al Sunia e alle categorie più direttamente coinvolte dalla emergenza sociale del tema casa possano intercettare questi bisogni e contribuire a dare risposte, anche attraverso presidi o sportelli specifici sul tema.

Si tratta di scegliere di intercettare il disagio ed organizzarlo, abbattere la solitudine di uomini e donne che oggi sono quasi completamente soli di fronte al dramma della perdita della casa.

31 maggio 2013