25/7/13 Presentazione 4° rapporto nazionale sulla Contrattazione Sociale Territoriale, Milano 19/07/13 Sintesi dell’intervento di Pietro Passarino della segreteria Cgil Piemonte

25 Lug 2013

Pubblichiamo un’ampia sintesi dell’intervento di Pietro Passarino, Segreterio della Cgil del Piemonte, al Convegno di presentazione del 4° rapporto della Contrattazione Sociale, svoltosi a Milano lo scorso 19 luglio.

 

 

 

In Piemonte sono stati realizzati 117 tra Accordi e Verbali.
Siamo di fronte ad una tenuta, nonostante le peggiorate condizioni.
Non possiamo trascurare che, anche in realtà significative, non abbiamo fatto accordi per assenza di condizioni idonee (vedi Torino). Questo è sicuramente un problema con cui dovremo fare i conti. Come altrettanto va registrato un allargamento dell’esperienza a territori e realtà locali che non erano state coinvolte dalle precedenti tornate negoziali.

Anche sul piano qualitativo possiamo dire di avere difeso quanto ottenuto nelle precedenti tornate. Ma abbiamo la necessità, nel valutare i pur considerevoli passi avanti fatti, di dispiegare un’analisi critica dell’esperienza fatta valutandone i limiti, come altrettanto approfondire l’analisi di contesto su cui la contrattazione si sviluppa, per provare a costruire risposte adeguate.

Isee

Ormai assodato quale strumento per regolare la compartecipazione al costo dei servizi, a fronte della crisi, siamo riusciti ad acquisire, nella maggioranza degli accordi, l’applicazione dell’Isee istantanea (o Isee Corrente). Altrettanto, sia per le esenzioni che per le agevolazioni, si è diversificato tra redditi da lavoro dipendente/assimilati e da pensione dal lavoro autonomo.

Sull’ipotesi di nuova Isee abbiamo bisogno di effettuare attente valutazioni. Intanto bisogna impedire che prenda corpo l’ipotesi, in relazione agli interventi sul Socio Sanitario e Assistenziale, di poterne cambiare gli equilibri a livello regionale. Questo romperebbe l’unicità dello strumento, cosa per cui ci siamo battuti, e, a partire dal Fattore Famiglia, produrrebbe 19 modelli diversi in competizione tra loro.

Per quanto riguarda la contrattazione con i comuni, relativa agli altri servizi, dai confronti fatti, appare chiaro che a parità di condizioni, per avere lo stesso livello di agevolazioni, è necessario, nel contrattare le fasce, elevare il livello dell’Isee.
La nuova Isee, ha corretto molte storture, ma se non la si gestisce bene si corre il rischio di abbassare il livello di tutela sin qui garantito dagli accordi.

Contrasto alla crisi

Registriamo una estensione dell’esperienza di fondi (1€ per abitante) per finanziare iniziative di contrasto alla crisi ( sostegno al reddito per lav. in cig o in mobilità; finanziamento cantieri lavoro ecc.).
Sono stati realizzati accordi, una decina, che, fuoriuscendo dalla logica del massimo ribasso, salvaguardano l’applicazione dei Ccnl e degli accordi di 2° livello, nell’assegnazione degli appalti. Niente di stravolgente. Cose dignitose.
Bisogna essere coscienti che non siamo alla fine della crisi.
Anzi, il 2013 ed il 2014 saranno anni in cui si manifesterà un accentuazione della crisi. Le emergenze sul piano sociale aumenteranno e, ad oggi, non si intravvedono politiche in grado di rilanciare la struttura industriale e dei servizi nel nostro paese.
La cosiddetta politica del “rigore ”, oltre alla perdita costante di posti di lavoro e all’ accelerare la crisi dei consumi, attraverso i tagli costringerà gli enti locali, per far fronte alla mancanza di risorse, a ridurre, se non azzerare, gli investimenti e a politiche di esternalizzazione dei servizi e a vere e proprie privatizzazioni.
Immaginiamo cosa potrà capitare con l’entrata in vigore del Fiscal-Compact.
Senza un inversione di tendenza sul piano generale, anche la contrattazione sociale vedrà erodere i già esigui spazi di intervento.

In questo quadro è ancor più necessario superare le separatezze presenti nella nostra iniziativa.
Ci siamo concentrati, ed abbiamo acquisito importanti risultati, sul costo dei servizi e sui livelli di compartecipazione, tralasciando, o mettendo in secondo piano, il problema della qualità dei servizi.
Non siamo riusciti a mettere in connessione le esigenze dei fruitori dei servizi con quelle degli operatori, consentendo ai nostri interlocutori istituzionali di bypassare il confronto sugli organici, sull’organizzazione del lavoro quali elementi importanti di garanzia della qualità dei servizi.
In questo modo rischiamo, involontariamente, di favorire una contrapposizione tra gli interessi di chi usufruisce e chi opera nel servizio. La confederalità della nostra iniziativa si misura nella capacità di ricomporre il fronte.

Imu

Siamo riusciti a determinare forme di progressività dell’imposta, attraverso il legame con la classificazione degli immobili e sopratutto, sulle seconde case, a diversificare gli alloggi sfitti da quelli affittati, favorendo quelli con canoni concordati rispetto a quelli a libero mercato. In 13 realtà, e tra queste Torino e Asti, sono stati costituiti fondi di restituzione dell’Imu sulla 1^casa su base isee, per i soli redditi da lavoro dipendente ed assimilati e da pensione. In questo modo si è fatto rientrare il criterio del reddito, che la legge non contempla.
Ma il problema della casa non è solo l’Imu.
Quando in una città come Torino si hanno 250 sfratti al mese per morosità incolpevole, si può anche puntare a rispondere con i fondi a sostegno degli affitti, ma, se non si aggredisce che regionale il tema del rilancio degli investimenti per l’edilizia popolare, sia a livello nazionale, la situazione non potrà che subire un costante peggioramento e un innalzamento della tensione sociale.

Irpef

Anche qui si può dire che abbiamo fatto opera di contenimento. Nella gran parte dei casi si è convenuto di non aumentare l’Irpef comunale, in altri a fronte di aumenti si è agito sulla progressività, per non intaccare i redditi medio bassi.
In Piemonte, nonostante i nostri sforzi, solo nel 10% dei comuni si applica l’Irpef in modo progressivo. La stragrande maggioranza dei 1.200 comuni applica l’aliquota unica.
La quasi totalità dei comuni applica una soglia di esenzione (una quota consistente tra i 10.000 ed i 15.000€).
Ci siamo interrogati se continuare ad agire sull’esenzione sia un terreno a noi utile: una gran parte del nostro insediamento non ne usufruisce, mentre ci stanno dentro tutti gli evasori.
Stiamo provando a forzare su due versanti:
• diversificando l’esenzione tra i redditi. In due casi si è convenuto su una soluzione selettiva, destinando l’esenzione a lavoratori in Cigs, mobilità e disoccupati (Locana, Busano). A tal proposito, il Ministero non ha fatto obiezioni;
• Istituituendo, identificati con nomi diversi, Fondi di restituzione dell’Irpef in base al reddito Isee. Sono già sei i casi nella nostra regione(Cuneo, Garessio, Bra, Borgo San Dalmazzo, Venaria).
Quella dei fondi di restituzione, è un esperienza che puntiamo ad estendere, in quanto:
• offre una risposta più adeguata a lavoro dipendente e pensionati, ossia quelli che pagano alla fonte le tasse;
• ci permette di recuperare la progressività anche a fronte di aliquota unica spinta al massimo;
• dovendo fare domanda e dare disponibilità agli accertamenti, funziona da deterrente per gli evasori. Non si rischia per il rimborso di pochi euro l’accertamento sullo stato reale del reddito e del patrimonio.

Tares

I Comuni non sanno che fare. Sono pochi i Comuni che hanno definito il regolamento Tares e a mia conoscenza, in un solo caso (Bra), ad oggi, sono stati trasferiti i benefici, contrattati nel precedente regime, nel nuovo regolamento.
Bisogna fare molta attenzione e non sottovalutare quel che può accadere. Perchè se è vero che, nell’immediato, i comuni possono ricorrere ad anticipi, secondo quanto definito nell’anno precedente in base a Tarsu o Tia, è altrettanto vero che, essendo la Tares entrata in vigore dal 1° gennaio di quest’anno, in assenza di modifiche sostanziali, a dicembre si incappa nel conguaglio. Un conguaglio che sarà fatto nel rispetto della normativa Tares, così com’è. Questa sommata ad altre incombenze (Imu? Iva? Ecc.) comporterà, per chi rappresentiamo, un vero e proprio salasso. Infine, non è dato sapere che sembianze avrà e che costi comporterà la nuova tassa di cui parla il Governo. L’incertezza regna sovrana.

Patti Antievasione

Abbiamo sottoscritto accordi con 92 Comuni. Ad oggi, 62 Comuni hanno completato l’iter deliberando e sottoscrivendo la convenzione con l’Agenzia delle Entrate.
Questo strumento rischia, se non si interviene, di essere sempre meno appetibile per le amministrazioni:
• l’Anci Piemonte, nonostante lo abbia sottoscritto, non garantisce il coordinamento dei comuni nel sostenere le forme associate (fondamentale sopratutto per i piccoli comuni), la formazione, la definizione di priorità da concertare con l’Agenzia delle Entrate;
• l’Agenzia delle Entrate si muove su priorità definite nazionalmente e tiene in scarsa considerazione quelle indicate dai Comuni;
• I tempi di recupero sono lunghissimi. Se non si trovano soluzioni che facciano pervenire in tempi brevi, almeno una parte dell’evasione accertata, il rischio di disincentivare i comuni che più ci hanno creduto c’è tutto. E’ necessario l’intervento del ministero che potrebbe, attraverso l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti, anticipare ai Comuni almeno la quota statisticamente certa di recupero dell’evasione ;
• dal 2015 la parte del recupero a disposizione dei comuni torna ad essere il 50%;

La somma di questi fattori rischia non solo di frenare l’espansione dei Patti Antievasione, ma, di produrre un regresso delle esperienze in corso.

Come si può facilmente capire, da qualsiasi parte la leggiamo, senza una inversione di tendenza sui temi generali, dal lavoro, al Welfare, alle questioni fiscali, nonostante le esperienze positive che costruiamo, la contrattazione sociale territoriale rischia di non avere sufficiente ossigeno per dispiegare tutte le sue potenzialità.